Come si sfida la grande distribuzione


Si chiamavano botteghe di paese, una volta, i piccoli, calorosi negozietti che vendono un po’ di tutto. Adesso gli hanno cambiato nome, alle botteghe di paese. Adesso le chiamano minimarket. Un nome che sa un po’ di signora delle pulizie chiamata collaboratrice domestica. Un nome ipocrita. Discretamente brutto. È evidente. Ma per fortuna c’è chi ha veramente buongusto e decide di chiamare le cose con il proprio nome: bottega.

Bisogna andarci anche per questo alla Bottega di zia Stefania a Tortoreto, un piccolo esercizio, tutto pasta, salumi nostrani, vino e zucche grandi così. Dà un’idea di come si fa a sfidare la grande distribuzione. Niente scaffali alti due metri pieni di prodotti che non ce la fanno più, niente derrate incipriate esibite per giorni e giorni finché non sono così avvizzite da fare ribrezzo. Solo prodotti selezionati, in piccole quantità, che seguono il ritmo delle stagioni, specialità abruzzesi, prodotti di prima necessità che puntualmente ci accorgiamo di non avere più in casa. Prodotti La Rustichella, salame aquilano, vino di Ortona… E in più la possibilità di parlare con zia Stefania, farsi ascoltare, sentirsi coccolati e importanti – quasi preziosi.

Dialogare, conoscersi, chiedere consiglio. Nella Bottega di zia Stefania c’è quel calore particolare che in un qualunque supermercato non troveresti mai. E allora andare a fare la spesa diventa un’esperienza sociale, un’attività che ti riempie il frigorifero e il cuore. Ecco come si sfida la grande distribuzione.

Dico la verità: non ero mai andato a fare la spesa in una bottega di paese. Sono sempre andato nei supermercati, negli ipermercati, nei discount, nei grandi centri commerciali. Poi, una sera, un po’ per caso e un po’ per vocazione, mi sono imbattuto nella Bottega di zia Stefania. E così, per togliermi la curiosità, sono entrato, senza sapere bene cosa aspettarmi, né cosa comprare. Sono entrato e mi sono sentito subito a casa: in un angolo c’erano prosciutti e salamini appesi, alla mia destra una fila di frutta e verdura così bella che mi ha ricordato l’orto che coltivava mio nonno, bottiglie di vino qua e là, biscotti, sapone, carta igienica, tovaglioli, olio… e, nell’angolo più lontano, lei: zia Stefania che pulisce le verdure (ma anche zia Stefania che affetta la mortadella, zia Stefania che si lava le mani in un piccolo lavandino, zia Stefania che ti guarda, si asciuga le mani sul grembiule, ti saluta e ti sorride). A parte che se soffri di nostalgia sei finito, quel che provi è la sensazione di essere rotolato giù per la tana del Bianconiglio e di esserti ritrovato nella dispensa della nonna. Ecco come si sfida la grande distribuzione.

«Vengo alle sette del mattino e inizio a preparare questa roba qua – mi dice zia Stefania, mostrandomi orgogliosa delle buste sigillate piene di verdure e ortaggi tagliuzzati – Tante ne preparo e tante ne vanno via. È tutta roba fresca, verdure scelte, lavate, pulite e tagliate. Tutta roba di stagione, mica gli scarti che ci mettono di solito i supermercati!».

Mi parla del suo preparato fresco di verdure per minestrone, il pezzo forte della casa, un’idea che ha avuto per andare incontro alle esigenze delle persone che vanno sempre di corsa. C’è chi lo fa inventando fast food, aumentando la velocità, diminuendo la qualità appannaggio della rapidità; e c’è chi lo fa aiutando le persone che non hanno tempo a preparare lo stesso minestrone che mangiavano da bambini. Ecco come si sfida la grande distribuzione.

Ecco come si batte.

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La Bottega di Zia Stefania
Piazza Matteotti, 58/60 - Tortoreto (TE)